Sulle Onde del Mediterraneo

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domenica, 17 giugno 2007

Di Sole e di Azzurro

 

     Mi sveglio presto. È una bella domenica di sole e non toppo caldo. Sento le brezze che mi svegliano, mi sfiorano delicatamente. Le sento da sotto le coperte. Tutto è quasi perfetto in questa giornata di sole: ho finito il mio lavoro outdoors, cominciano le vacanze, il tempo è stranamente mite, ho dormito bene, un sonno tranquillo e profondo. Tutto aspetta la calma deliziosa di prendere il caffè e la fettina di pane morbido ripieno di miele. In cucina, i raggi del sole, dolce e tenero, illuminano a strisce la tavola. Riempiono di gioia il posto con i magici riflessi sull’acqua. Improvvisamente tutto sembra più puro, più vero. Preparo il caffè dopo aver giocato con l’acqua del rubinetto che splendeva infrangendosi sulle pareti del lavandino di stianless steel. Sembra un concerto di gocce che cadono, si infrangono, tornano e saltano. “Che bei giochi di fantasia”, penso. Assaporo la freschezza dell’aria, me ne riempio i polmoni.

     Accompagnata dal buon umore, vado in sala da pranzo. Qui non c’è più la luce del sole, imprigionata dietro le persiane. Se ne scorge l’ombra, la latente esistenza. Pian piano, migro dal mondo della scoppiettante fantasia accesa dal sole in cucina e mi dirigo verso il mondo della realtà. Accendo la televisione. Senza troppe esitazioni sintonizzo la Rai News: bombe, sangue e guerra. Provo a fare un rapido scroll . Approdo al Sat2000. Trasmettono un documentario sulle tracce di guerra in Jugosalvia per la serie “Storia di paesi che cambiano” (infatti l’ho scoperto dopo, dai titoli di coda). All’inizio parla un tipo che era stato in Canada. Ora, tornato al paese di origine, anche per decisione della moglie che voleva tornarci tutti i costi, si lamenta del troppo poca assistenza del governo per creare una nuova e forte economia. Ha deciso di mettersi in proprio a fare formaggi.

     Mangio la fetta di pane con miele che sta già scolando sulle dita. “Oddio Santo, vive in Canada per dieci anni poi torna qui nella miseria dove non c’è nulla!”. Infatti i paesaggi sono così cupi, poveri, abbandonati, malandati. Ma il tizio ha detto una frase molto bella: “In Canada abitava nel mio palazzo gente da quasi trenta paesi diversi e si riusciva a stare insieme, convivere in pace. Tutti lavorano, si rispettano, Buongiorno, Buonasera per le scale poi sono amici, qui siamo solo in tre etnie e non riusciamo a convivere”. Questo non riuscire a convivere mi ha ricordato molti episodi in cui mi sono sentita io o altri da me in cui mi sono immedesimata discriminati, diciamo diversi e quanto sia maligna ma anche futile la guerra. Il tutto, raccontano le persone intervistate nel documentario era cominciato con la chiusura, l’erigere barriere invisibili fra gli uomini della stessa nazionalità ma di razze diverse. “Vogliono che Serbi, Croati e Sloveni parlino ciascuno la propria lingua. È giusto che i figli parlino le lingue dei genitori ma i nostri figli dovranno imparare ancora più lingue per comunicare con il mondo, per essere europei (non è che vogliono creare un’Europa Unita?). Tutt’altro che rimanere murati nella propria lingua.”, parla una donna ingegnere accanto alla sua amica del cuore, musulmana. E aggiunge “Per noi non c’è stata mai questa discriminazione fra etnie ma, i sentimenti delle persone sono una cosa e la politica è un’altra. Qui hanno distrutto tutto!”

     E per passare alle storie della vera distruzione anche psicologica, interviene una donna medico che racconta la propria testimonianza sulla terribilità della guerra. Racconta di aver studiato medicina a Belgrado “Sono stati i giorni più felici della mia vita. Eravamo tutti amici, la mia coinquilina era musulmana… Poi ci siamo svegliati un giorno con la follia della pulizia etnica e di altri progetti di altrettanta follia. Era come un incubo che ogni giorno si faceva più atroce. La donna vive e lavora a Rama, una piccola città bella che dà su un lago incontaminato e stupendo. Racconta, “Mi ricordo ancora quando mi hanno chiamata a lavorare per l’ospedale militare di Rama. Facevo mille lavori di cui nessuno era il mio. Tutti noi medici avevamo donato i nostri letti al centro medico. Ho lavorato per dieci giorni dormendo su una sedia. Ci arrivavano molti feriti non si poteva quasi chiudere occhio finché un giorno mi chiamavano ché dovevo medicare un malato, mi sono svegliata di scatto impaurita che non capivo dove ero, ripetevo “Devo portare mio figlio a scuola. Che ore sono? Abbiamo fatto tardi…”.

     Erano giorni davvero difficili. Ora ci sono molte persone che hanno la paura dentro che soffrono di traumi post guerra. Come fai a dire ad una persona ti dobbiamo tagliare gamba o braccio. Deve essere terribile eppure ci puoi sopravvivere ma il dolore di una madre che ha perso i propri figli o di un bambino che ha perso i propri genitori non si cancellerà mai. Una paura che porteranno dentro per sempre. Perciò noi un gruppo di medici stiamo cercando di aiutare – al di là delle appartenenze di ciascuno – le persone che hanno problemi.


     Il documentario si chiude con questa donna che in una mattina fredda e senza sole, entra in convento dove organizza insieme ai colleghi una delle sedute di terapia e riabilitazione delle vittime della guerra con in sottofondo la sua voce “Io ho scelto di non andare via, di rimanere qui. Di fare qualcosa per il mio paese. Ho ricavato molte soddisfazioni dal mio lavoro. Sono contenta quando vedo le persone sormontare la diffidenza e la paura; quando hanno ancora voglia di vivere e costruire, fare qualcosa per il futuro di questo paese. Quando un giovane sceglie di rimanere qui e non partire. Sono stata toccata in persona come donna, come madre, come medico dalla guerra ma spero ancora che qui si potrà convivere in pace.” Intanto avevo finito il caffè pensando al sole di domenica che riempiva la cucina ora mischiato con il sole che in primavera riveste il lago di Rama.

postato da: verginia alle ore 17:23 | link | commenti (6)
categorie: riflessioni
giovedì, 18 gennaio 2007

B come Bilancio
Ho imparato che la vita è veramente come uno specchio, se le sorridi, ella ti sorride.
Ho scoperto che il coraggio sta non solo nel prendere le decisioni ma di sapere piuttosto quando e come comunicarle.
Ho imparato che i genitori sono gli unici al mondo che ci vogliono bene senza limiti e senza interessi, salvo qualche amico eccezionale (beatissimo chi ne abbia!)
Ho scoperto che la maternità non è un capriccio. Che per quanto andassero male rapporti e rapporti, le donne ci tengono lo stesso. È la loro natura.

Ho scoperto che le donne sono ampie, mentre gli uomini sono lineari. Ne risulta che le donne vivono vite forse più incasinate, su piu corsie insomma, ma più ricche di emozioni.
Ho imparato che gli amici sono un vero supporto quando sono veri.
Ho imparato che l’errore non consiste nello sbaglio ma nel perseverare.
Ho imparato che la libertà è un dono ma il sacrificio non è così male.
Ho imparato che il mondo gira lo stesso anche quando ti butti giù e stai male. Quindi a che serve non stare al ritmo.

Ho scoperto che la fede è di valore ineguagliabile. Chi non ne ha se ne deve trovare e per forza di cose, se è sincero la troverà.
Ho imparato che Dio fa disegni perfetti siamo noi che, delle volte, ci facciamo delle concezioni un po’ ottuse di perfezione.
Ho scoperto che la felicità sta veramente dentro di noi, nella nostra attitudine nei confronti della vita e dei suoi casi.
Ho scoperto che da soli si può vivere (perché no?) ma condividendo con altri emozioni, successi e ferite è ancora più bello.
Ho scoperto che la fiducia in sé manda avanti tutto e attenua l’inaccessibilità dell’impresa. Non è detto che renda questa sempre fattibile con garanzie di successo ma almeno l’onore di averci provato.
Ho imparato che è meglio essere decisi e taglienti in certe situazioni se non le sfumature grige ci ingoiano in una voragine di indecisione e malessere.

Ho scoperto che tutti questi bei valori spesso, sempre, ce li abbiamo dentro ma siamo noi che certe volte ce le perdiamo di vista, causa la nebbia del pessimismo figlio della depressione.
Ho scoperto che a volte basta veramente poco per poter farcela e uscire dalle più difficili delle situazioni. Basta volerlo fare; cercare un punto di forza e aggrapparsi e NON fermarsi lì ma continuare.
Ho scoperto che la vita si può anche vivere dopo la constatzione di stare da soli senza aver trovato (ancora) il compgno/ la compagna che fa per noi.
Ho scoperto che l’abbraccio della mamma è il più bello malgrado tutto e nonstante le più atroci delle proteste e controversie che si accendevano prima.
Ho scoperto che niente al mondo pareggia la felicita di portarsi dentro il seme di un uomo che ami, sentirlo crescere giorno dopo giorno e regalare (te) alla vita una continuazione dell’amore che c’è.
Ho scoperto che.... tante e tante ancora cose belle ci stanno attorno, basta spolverare bene le lenti per vedere.
Ho scoperto che lo scrivere in questo Blog, a volte aiuta ad esternare ciò di cui avevamo più paura e che paura non ci deve più fare dal momento che la paura quando la si guarda in faccia, questa sparisce.
Ho scoperto che l’importante nella vita è non il riporre speranze e aspettative su persone e progetti ma piuttosto il saper fare quando questi non si realizzano nella maniera che pensavamo s’avverassero.

Insomma la lista sarebbe lunga assai, quanti i giorni della vita, gli attimi di questi giorni ma l’importante è saper vivere ogni giorno bene e intensamente cercando il piu possibile di non ledere la sensibilità degli altri e piuttosto con onestà con se stessi.

postato da: verginia alle ore 19:06 | link | commenti (1)
categorie: riflessioni, la mia fede
sabato, 13 gennaio 2007

L’”era” della democrazia

Ora non è che io ce l’abbia con la Signora, però qualcuno mi faccia capire che ........ sia venuta a fare in Medio Oriente la Rice? “per una nuova spinta alla pace” scrivono sui giornali mentre tutti, compresi ormai gli stessi americani, sanno che la famosa Triade di Bush, la Rice e il ministro della difesa – qualunque sia il nominativo – ultimamente non fanno altro che additare le zone di “scarsa democraiza” e di ciò che secondo loro rappresenti terrorismo e “violazione” dei diritti dell’uomo e via scatta l’ultimatum. Come a dire “Bimbi dell’asilo, se non state buoni, ci penso io a sistemarvi”. Vabbé da Darfur a Somalia; da Pakistan alla Cina penso il messaggio del tour sia abbastanza chiaro.

Grazie per l’ascolto. Alla prossima!!

postato da: verginia alle ore 17:04 | link | commenti (1)
categorie: riflessioni
giovedì, 04 gennaio 2007

E questa è l'Onu!!

Solo per segnalarvi un nuovo crimine di cui si parla ancora troppo poco: membri della missione Onu a Darfur abusano sessualemente di minorenni sudanesi da due anni.

Sembra un modo veramente degno della prestigiosa organizzazione per cominciare l’anno nuovo!!

postato da: verginia alle ore 17:58 | link | commenti (1)
categorie: riflessioni
venerdì, 29 dicembre 2006

L’anno che verrà

 

L’anno nuovo è anche un momento per ricordare tutti quelli che, per un modo o per un altro, si ritengono meno fortunati... e siccome quasi tutti ci riteniamo tali in certi momenti, dedico questa canzone a tutti quelli che credono, desiderano una situazione, forse una storia, andasse diversamente. Perché non tutto quello che desideriamo s’avvera, quantomeno non tutto quello che s’avvera ci va e piace. Ma almeno il desiderio c’è, ci sarà sempre per cambiare; per fare in modo che il mondo sia un posto migliore. Un bacio da Verginia.



E’ per te
questo bacio nel vento,
te lo manderò lì
con almeno altri cento.

E’ per te,
forse non sarà molto,
la tua storia, lo so,
meritava più ascolto
e magari, chissà,
se io avessi saputo,
t’avrei dato un aiuto.
Ma che importa oramai,
ora che…
Puoi prendere per la coda una cometa
e girando per l’universo te ne vai,
puoi raggiungere, forse adesso, la tua meta,
quel mondo diverso che non trovavi mai.
Solo che
non doveva andar così,
solo che
tutti ora siamo un po’ più soli qui.

E’ per te
questo fiore che ho scelto,
te lo lascerò lì
sotto un cielo coperto.
Mentre guardo lassù,
sta passando novembre
e tu hai vent’anni per sempre.
Ora che…
puoi prendere per la coda una cometa
e girando per l’universo te ne vai,
puoi raggiungere, forse adesso, la tua meta,
quel mondo diverso che non trovavi mai…
non trovavi mai…
puoi raggiungere, forse adesso, la tua meta,
quel mondo diverso che non trovavi mai.
Solo che non doveva andar così,
solo che tutti ora siamo un po’ più soli…
tutti ora siamo un po’ più soli qui…
è per te.

Eros Ramazzotti       
Sta passando novembre

 

postato da: verginia alle ore 23:52 | link | commenti
categorie: riflessioni, testi di canzoni
lunedì, 16 ottobre 2006

Un soffio d'amore...

Un tocco d’amore da Cielo a Terra. Dai monti alle valli. Dal vento sussurato alle foglie. Tutto il mondo cominciò con un soffio d’amore per noi dal Signore. Poi questo si diffuse e effuse in tutto il creato. Il mondo io lo vedo un immenso girotondo d’amore dove anime trasparenti sussurrano l’una alle altre parole e gesti d’amore. Che non finisce, non finirà mai. E che ha un privileggio stuepndo quale il poter assumere forme diverse, tramite persone diverse. Non necessariamente la persona cui fai un gesto d’amore ti ricambia. Esistono altre possibilità. Ti può essere ricambiato da altre persone e altre ancora. Giusto, come in un immenso girotondo d’amore, passa l’ebbrezza da una mano all’altra da un’anima all’altra creando vibrazioni immense di sensazioni stupende. Se c’è una parola potente, urgente da dire oggi ai quattro venti, questa sarà assolutamente AMORE!

postato da: verginia alle ore 01:00 | link | commenti (4)
categorie: riflessioni
giovedì, 24 agosto 2006

Il mondo.. alla rovescia!

Che cos’è che ti fa stringere i denti, che ti fa gridare; che ti fa guardare il mondo con occhi spalancati e labbra chiuse? Che cos’è che ti fa tacere mentre il grido ti scuote l’anima, le ossa, ti toglie il respiro? Che ti fa mandare giù l’assurdo; masticare il torto, a torto? Cos’è che ti fa perdere la fiducia nel mondo, nella giustizia, nella bontà del tempo quando il tempo è buono? Cos è che ti fa morire di fame davanti ad un bel tavolone apparecchiato? Cos è che ormai fa girare il mondo secondo leggi contro la gravità?

La domanda è sempre quella, che ti fai tutti i giorni quando al risveglio, senti al telegiornale la morte, vedi il sangue, vivi l’atrocità dell’animo umano! Quando estendi la bandiera color dell’arcobaleno con sopra la scritta candida “Pace” e nello stesso momento la macchina della guerra coglie anime innocenti. È la stessa quando vuoi costruire i ponti mentre gli altri li bruciano. La stessa quando chi ha sofferto della guerra scopre di averne una vicina, assai in vista. Quando parli di Dio con persone che non lo conoscono, o non lo vogliono conoscere. Quando dal tuo posto nel mondo, ovunque questo sia, guardi e trovi tutto, proprio tutto alla rovescia!

Fate in modo che quel che resterà di quel mondo sarà comprensibile.

Grazie

postato da: verginia alle ore 20:42 | link | commenti
categorie: riflessioni
sabato, 10 dicembre 2005

Riflessioni di "buon ora”

 

 

Apro gli occhi. Il sorriso tenero di mia mamma. Il notiziario alla TV, la pubblicità alla Radio in mia camera..“Goodmorning Cairo, wake-up call…”. Risate e volti che si trascinano dal sogno al mio mattino. La corsa per fare in “tempo”. L’acqua fresca sul volto che lo leviga dai pesi dell’ieri. Lo sguardo mio perso nello specchio. Le centomila cose da fare in giorno: l’autobus, mia amica che non “ho fatto in tempo” per chiamare ieri, gli studenti, la banca, mio fratello, mia amica che sta lontano e presto torna, il cellulare non ancora acceso per controllare se mentre dormivo qualcuno in una parte del mondo mi voleva contattare, mio papà che mi sta chiamando “per fare in tempo” a mangiare e fare colazione per bene prima di scappare.

Ce la faccio: mangio, prego, mi vesto, un pò di trucco, abbracciati stretti i libri, corro. Troppo lento l’ascensore per il mio “ritmo”. Esco dal portone del palazzo come da un tunnel, e mi trovo tutta lì, all’aperto, con in faccia le carezze del vento. mi fermo un attimo, mi piacerebbe fermarmi di più ma di “tempo” non ce ne è parecchio per indugiarmi a contemplare. Corro. Il rumore dei miei passi non lineari, obliqui quasi salterelli disrodinati. Gli occhi rivolti al viale là “Ho perso l’autobus o non è ancora passato!”. Di nuovo la pellicola del sogno, del non tempo che mi pervade. Ansiosa guardo l’orologio, non è molto tardi, vuol dire che l’autobus non l’ho perso e che di sogni me ne posso permettere ancora una manciata. Mi spia il sole che a tratti si fa vedere da dietro le nuvole, da fra i palazzi accatastati. In un batter d’occhio non sono quella ferma lì ad aspettare l’autobus, non sono Marwa di Qui e Ora. Sono un’altra (magari anche me stessa ma nel futuro, cresciuta, cambiata che si ricorda quei giorni “lontani”. E lo fa con pacatezza, benevolenza tipica del ricordo. Chissà perchè tutto quando si ricorda è bello, sa di gioia e tenerezza. Uno strano candore avviluppa i miei ricordi anche di volti che non ho mai amato o diciamo che appartengono a persone che mi hanno fatto stare non molto bene. Comunque ora che li ricordo, io Marwa sulla fermata, sono buoni, sono ameni non mi possono più ferire essendo lontani e essendo io da loro lontana: sono Qui e Ora!!!

postato da: verginia alle ore 00:19 | link | commenti (23)
categorie: riflessioni
domenica, 13 novembre 2005

!PARADOSSI!

Non mi intendo di politica, nè mi piacerebbe farlo. Una cosa sola capisco: che io odio il sangue, la Guerra, la violenza; odio ammazzare persone innocenti in nome di non so quali “nobili fini”. Ieri negli attentati di Amman, fra le tante vittime, è morto anche un regista siriano (Mustafa al Akkàd) in albergo ad accogliere la figlia (morta pure lei) per attendere alla cerimonia di matrimonio che finì per essere un concerto di violenza e di morti. Non riesco ancora a togliermi dagli occhi flash di persone serene, sorridenti, felici, prese dalla dolce tensione che domina l’aria dei matrimoni; al bianco dell’abito di sposa che minuti dopo è stato macchiato di sangue. A questo uomo, uno fra tanti, che abbracciava con tenerezza la figlia e che pochi minuti dopo non c’era più.

Sono arrabbiata di quella stessa rabbia che mi ha colpita, amareggiata per gli attentati a Londra, per la morte di Calipari. Mi ricordo ancora della lettera che scrissi quel giorno a mio amico (italiano). Frasi piene di rabbia, di dolore, di risentimento per il sangue di un uomo INNOCENTE che altro non fece che SALVARE un suo simile, e soprattutto risentimento per l’assurdità delle pseudo-interpretazioni USA d’allora (di sempre). Quel giorno lì, dissi a mio amico che non sapevo nemmeno perchè gli stavo scrivendo: sentivo solo la voglia di COMUNICARE, volevo sentire o come provare a me stessa che nonostante l’atrocità e la follia che stanno devastando il mondo, ancora l’umanità dei nostri rapporti esiste, sopravvive. 

Amarmente ridicolo è pensare come gli uomini oggi, alla faccia di secoli e secoli di Storia, di Filosofia, si siano così ridotti nel loro modo di capirsi, di reagire ammazzandosi l’un l’altro in nome di ideali che ammesso a fatica che esistano sul serio, questo sarà tutto altro che il modo giusto per realizzarli, per “istituirli” nel mondo. Quando le truppe USA si erano “stabilite” in Iraq, ho letto una frase che veramente mi è rimasta impressa: Fare Guerra per la Pace è come fare l’amore per la verginità, davvero mi fa un certo effetto!!

postato da: verginia alle ore 04:26 | link | commenti (8)
categorie: riflessioni