Cara Fanciullezza!

È una vita che non ho postato qui dentro ma stasera, improvvisamente dopo tanto silenzio che ho creduto che sarbbe durato all'infinito ho voglia di scrivere. Oggi, dopo tanto silenzio ho rotto un guscio, una barriera invisibile che mi ero innalzata fra me e il mondo. Il motivo è troppo semplice anzi anche banale un invito da una caria amica al facewbook ma il fatto è che questo invito viene a coincidersi con la ripresa dell'anno accademico subito interrotta per le feste qui. Tanti e tanti giorni in cui non facevo altro che stare accanto a mio papà che non sta molto bene. Giorni in cui ho toccato con mano l'amarezza del sentirsi male e piuttosto del vedere stare male una persona a te cara. Va bene sto sprofondando nel tragico questi ultimi post ma sono i casi della vita cui continuo ad essere comunque grata e prima di essa a Dio che non finisce mai di mandarci segni, simboli ed insegnamenti con la maestà del suo divino essere che guarda e provvede con alquanta misericordia a noi. Stasera mi sento finlamente più calma, più aperta alla vita. Mi sento più fanciulla, ecco.
Mi congedo con questa frase mentre sto guradando la foto scattata il pomeriggio a mia nipote con la piccola faccia di lei ripresa di profilo contro le sbarrette del balcone. Quanto è bello guardarla. Chissà cosa pensava, quali piccole/grandi idee potevano girare per la sua piccola e tenera testa a prosposito di questo mondo!
Un caffè al sole
È l’una e un quarto e sono ancora sveglia. Mi devo risvegliare alle quattro e mezza, massimo le cinque per la preghiera ma non riesco a dormire. Sarà il caldo o la puntata che sono solita guardare prima di andare a letto ma oggi non ho avuto voglia. È stata una bella giornata. Sono stata all’università (avevo sorveglianza) che mi diverte molto: la sensazione di dover essere responsabile ma nello stesso tempo pietosa, delicata materna. Mi rivedo molto nelle facce dei ragazzi che danno le prove scritte fra i banchi.. Tutti assorti in corsa contro il tempo. Mi ricordo le nottate a studiare, l’ansia delle vigilie di tutti gli esami importanti che ho dato; la voglia di farcela, di non sbagliare virgola, di ottenere i massimi voti…
Non riesco a dormire, dicevo. È stata una bella giornata, mi sono vista con mia collega/amica. Era tanto tempo che non ci vedevamo con la grazia di soffermarci a parlare, a prendere un caffè insieme. Siamo andate ad un Bar proprio davanti a uno dei club più grandi e più vecchi del Cairo. Un posto unico e carino soprattutto che si chiama Costa. Già il nome, con il logo e le decorazioni tutte di legno e dominante colore azzurro, fa pensare al mare, alle navi che intraprendono grandi viaggi. Alla sabbia scottante di piena estate. Mia amica, accendendo una sigaretta, parla di quel … di suo ragazzo che era sparito senza nessuna spiegazione. Io, dispiaciuta e cercando di consolarla le rispondo: “Niente di strano, è la maniera più comune per farti capire…. Fregatene!”. Parliamo anche di lavoro, del fidanzamento di sua solrella, di malattie e di morte. Mia amica ed io ci mettiamo quasi un’ora per finire io il mio caffè e lei il suo gelato. Un’aria intensa ma delicata avvolge la nostra tavola. Come se io e lei siamo prese in un’inquadratura da film. Per un attimo il tempo si ferma. Mi sembra che di questo vero momento mi ricorderò per sempre: la faccia di mia amica cresciuta, senza trucco annebbiata dal fumo della sua sigaretta light. Lei che per me aveva giocato diversi ruoli e che ora la vedo – ci vedo – con occhio diverso… Io e lei, sempre lì sedute a tavola con quei pochi ma forti raggi di sole che penetravano discretamente il posto.