Sulle Onde del Mediterraneo

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venerdì, 02 maggio 2008

 

Rinascere

postato da: verginia alle ore 01:38 | link | commenti (2)
categorie:
giovedì, 03 gennaio 2008

Revolution

 

 

 

No, questa volta non mi lascerò prendere dalla depressione.
Non lascerò spazio ai suoi mille giochi sporchi
di ledere il mio vivere.
Violentare il sereno cielo ed infiltrarsi come cancro nei miei giorni.
Ne sto appena avvertendo i primi segni,
ma basta:
questa volta non lo desidero più.

Il nero che avvolge in piedi di gallina i miei occhi,
il mal di testa che mi sta spaccando la testa,
i sorrisi fatti e la dovuta gentilezza
di trattare il tempo, gli anni, i secondi dell'orologio
che vorrei fregare e troppo bene ci riesco.

I giri senza meta nei meandri del mio mondo,
le cadute libere a picco nel profondo.

Questa volta mi chiedo seriamente perchè
la mia mente
procede verticale?? Perchè non orizzontale?

Ovvio che
la tempesta.. è in arrivo
ma questa volta
voglio davvero ammazzarlo questo spettro.


Questa volta sarò io a lacerare il vetro!

postato da: verginia alle ore 00:48 | link | commenti (6)
categorie: pensieri vibranti
lunedì, 17 dicembre 2007

Raggi di sole!

Anteprima immagine

   Cuore di donna trafitto da tanti raggi di sole in un crepuscolo autunnale. Caldo, tremante, addolorato ma sa ancora dipingere sorrisi sulle tenere labbra. È l'ora preferita: qualsiasi ora che vede splendere i teneri raggi del sole che tingono tutto di una magica serenità. Si sente una Signora Dalloway che apparecchia per una grande festa raccolta con gli amici e giovani colleghi. È lì a tavola a mettere posate, piatti e sorrisi. È materna nel suo gesto di dare sorridendo, infatti si era sempre chiesta come fa la gente che non sorride, come sopportano l'esistenza come fanno ad andare avanti non vedendo la propria gioia riflessa sui visi degli altri come su uno specchio del suo. È approvato: sorridi agli altri e questi non possono ricambiarti se non con un sorriso. Sente l'amore che la assale da tutte le parti, come inondazione da ogni angolo della stanza. Come acqua calda di chi camminando per giorni e giorni in Siberia. È avvolta in uno sciallo viola chiaro che le regala l'aria di un fiore timido avviluppato nei suoi propri petali. Sorride incantando tutti con le sue tenere maniere.
   È passata solo una settimana da qando si è sdraiata qui in stanza con il sole illuminando tutto ma le sembra una vita dacchè la luce del sole le è così caro. Non vede l'ora di incontraralo ogni finesettimana come l'appuntamento con il proprio amante. Difficle descrivere l'effetto che le faceva ma era qualcosa oltre le parole, oltre la pelle e le barriere umane e biologiche del suo corpo. Questi raggi così perfetti così gratuiti proprietà di tutti le sembravano un regalo solo a lei donato. Forse perchè nel fondo del suo cuore era convinta che non tutti sapevano goderlo come lei faceva. Se ne compiaceva. A tal punto che questi attimi rubati al giorno sembrava che le racchiudessero tutto il suo essere. Il suo essere più profondo, quello che sta al di là delle contingenze quotidiane e le loro spicciole scocciature; al di là dell'invidia, della gelosia, della passione, della debolezza. Era davvero questo il suo punto di forza: sapere godere i raggi del sole. Saperli ospitare, coccolare e godere ed in fine salutare con tiepedezza con la rasserenante promessa di venirla a trovare il più presto possibile. Non necessariamente a casa ma anche nei posti più squallidi della capitale laddove capita che spunti in un giorno qualsiasi baciato dalla delizia del Signore Iddio, si apre uno squarcio incantato come di un paese lontanto che si apre solo a lei onde vede la gioia di creature illuminate dai raggi del sole. Ci nuotano. Agili e delicate farfalle che volano divertite rassicurate e prottete sotto i raggi del sole!

postato da: verginia alle ore 22:32 | link | commenti (2)
categorie: raccontini
sabato, 13 ottobre 2007

Cara Fanciullezza!

 

 

     È una vita che non ho postato qui dentro ma stasera, improvvisamente dopo tanto silenzio che ho creduto che sarbbe durato all'infinito ho voglia di scrivere. Oggi, dopo tanto silenzio ho rotto un guscio, una barriera invisibile che mi ero innalzata fra me e il mondo. Il motivo è troppo semplice anzi anche banale un invito da una caria amica al facewbook ma il fatto è che questo invito viene a coincidersi con la ripresa dell'anno accademico subito interrotta per le feste qui. Tanti e tanti giorni in cui non facevo altro che stare accanto a mio papà che non sta molto bene. Giorni in cui ho toccato con mano l'amarezza del sentirsi male e piuttosto del vedere stare male una persona a te cara. Va bene sto sprofondando nel tragico questi ultimi post ma sono i casi della vita cui continuo ad essere comunque grata e prima di essa a Dio che non finisce mai di mandarci segni, simboli ed insegnamenti con la maestà del suo divino essere che guarda e provvede con alquanta misericordia a noi. Stasera mi sento finlamente più calma, più aperta alla vita. Mi sento più fanciulla, ecco.

     Mi congedo con questa frase mentre sto guradando la foto scattata il pomeriggio a mia nipote con la piccola faccia di lei ripresa di profilo contro le sbarrette del balcone. Quanto è bello guardarla. Chissà cosa pensava, quali piccole/grandi idee potevano girare per la sua piccola e tenera testa a prosposito di questo mondo!

postato da: verginia alle ore 22:34 | link | commenti (6)
categorie: caro diario
domenica, 17 giugno 2007

Di Sole e di Azzurro

 

     Mi sveglio presto. È una bella domenica di sole e non toppo caldo. Sento le brezze che mi svegliano, mi sfiorano delicatamente. Le sento da sotto le coperte. Tutto è quasi perfetto in questa giornata di sole: ho finito il mio lavoro outdoors, cominciano le vacanze, il tempo è stranamente mite, ho dormito bene, un sonno tranquillo e profondo. Tutto aspetta la calma deliziosa di prendere il caffè e la fettina di pane morbido ripieno di miele. In cucina, i raggi del sole, dolce e tenero, illuminano a strisce la tavola. Riempiono di gioia il posto con i magici riflessi sull’acqua. Improvvisamente tutto sembra più puro, più vero. Preparo il caffè dopo aver giocato con l’acqua del rubinetto che splendeva infrangendosi sulle pareti del lavandino di stianless steel. Sembra un concerto di gocce che cadono, si infrangono, tornano e saltano. “Che bei giochi di fantasia”, penso. Assaporo la freschezza dell’aria, me ne riempio i polmoni.

     Accompagnata dal buon umore, vado in sala da pranzo. Qui non c’è più la luce del sole, imprigionata dietro le persiane. Se ne scorge l’ombra, la latente esistenza. Pian piano, migro dal mondo della scoppiettante fantasia accesa dal sole in cucina e mi dirigo verso il mondo della realtà. Accendo la televisione. Senza troppe esitazioni sintonizzo la Rai News: bombe, sangue e guerra. Provo a fare un rapido scroll . Approdo al Sat2000. Trasmettono un documentario sulle tracce di guerra in Jugosalvia per la serie “Storia di paesi che cambiano” (infatti l’ho scoperto dopo, dai titoli di coda). All’inizio parla un tipo che era stato in Canada. Ora, tornato al paese di origine, anche per decisione della moglie che voleva tornarci tutti i costi, si lamenta del troppo poca assistenza del governo per creare una nuova e forte economia. Ha deciso di mettersi in proprio a fare formaggi.

     Mangio la fetta di pane con miele che sta già scolando sulle dita. “Oddio Santo, vive in Canada per dieci anni poi torna qui nella miseria dove non c’è nulla!”. Infatti i paesaggi sono così cupi, poveri, abbandonati, malandati. Ma il tizio ha detto una frase molto bella: “In Canada abitava nel mio palazzo gente da quasi trenta paesi diversi e si riusciva a stare insieme, convivere in pace. Tutti lavorano, si rispettano, Buongiorno, Buonasera per le scale poi sono amici, qui siamo solo in tre etnie e non riusciamo a convivere”. Questo non riuscire a convivere mi ha ricordato molti episodi in cui mi sono sentita io o altri da me in cui mi sono immedesimata discriminati, diciamo diversi e quanto sia maligna ma anche futile la guerra. Il tutto, raccontano le persone intervistate nel documentario era cominciato con la chiusura, l’erigere barriere invisibili fra gli uomini della stessa nazionalità ma di razze diverse. “Vogliono che Serbi, Croati e Sloveni parlino ciascuno la propria lingua. È giusto che i figli parlino le lingue dei genitori ma i nostri figli dovranno imparare ancora più lingue per comunicare con il mondo, per essere europei (non è che vogliono creare un’Europa Unita?). Tutt’altro che rimanere murati nella propria lingua.”, parla una donna ingegnere accanto alla sua amica del cuore, musulmana. E aggiunge “Per noi non c’è stata mai questa discriminazione fra etnie ma, i sentimenti delle persone sono una cosa e la politica è un’altra. Qui hanno distrutto tutto!”

     E per passare alle storie della vera distruzione anche psicologica, interviene una donna medico che racconta la propria testimonianza sulla terribilità della guerra. Racconta di aver studiato medicina a Belgrado “Sono stati i giorni più felici della mia vita. Eravamo tutti amici, la mia coinquilina era musulmana… Poi ci siamo svegliati un giorno con la follia della pulizia etnica e di altri progetti di altrettanta follia. Era come un incubo che ogni giorno si faceva più atroce. La donna vive e lavora a Rama, una piccola città bella che dà su un lago incontaminato e stupendo. Racconta, “Mi ricordo ancora quando mi hanno chiamata a lavorare per l’ospedale militare di Rama. Facevo mille lavori di cui nessuno era il mio. Tutti noi medici avevamo donato i nostri letti al centro medico. Ho lavorato per dieci giorni dormendo su una sedia. Ci arrivavano molti feriti non si poteva quasi chiudere occhio finché un giorno mi chiamavano ché dovevo medicare un malato, mi sono svegliata di scatto impaurita che non capivo dove ero, ripetevo “Devo portare mio figlio a scuola. Che ore sono? Abbiamo fatto tardi…”.

     Erano giorni davvero difficili. Ora ci sono molte persone che hanno la paura dentro che soffrono di traumi post guerra. Come fai a dire ad una persona ti dobbiamo tagliare gamba o braccio. Deve essere terribile eppure ci puoi sopravvivere ma il dolore di una madre che ha perso i propri figli o di un bambino che ha perso i propri genitori non si cancellerà mai. Una paura che porteranno dentro per sempre. Perciò noi un gruppo di medici stiamo cercando di aiutare – al di là delle appartenenze di ciascuno – le persone che hanno problemi.


     Il documentario si chiude con questa donna che in una mattina fredda e senza sole, entra in convento dove organizza insieme ai colleghi una delle sedute di terapia e riabilitazione delle vittime della guerra con in sottofondo la sua voce “Io ho scelto di non andare via, di rimanere qui. Di fare qualcosa per il mio paese. Ho ricavato molte soddisfazioni dal mio lavoro. Sono contenta quando vedo le persone sormontare la diffidenza e la paura; quando hanno ancora voglia di vivere e costruire, fare qualcosa per il futuro di questo paese. Quando un giovane sceglie di rimanere qui e non partire. Sono stata toccata in persona come donna, come madre, come medico dalla guerra ma spero ancora che qui si potrà convivere in pace.” Intanto avevo finito il caffè pensando al sole di domenica che riempiva la cucina ora mischiato con il sole che in primavera riveste il lago di Rama.

postato da: verginia alle ore 17:23 | link | commenti (6)
categorie: riflessioni
martedì, 05 giugno 2007

Un caffè al sole

     È l’una e un quarto e sono ancora sveglia. Mi devo risvegliare alle quattro e mezza, massimo le cinque per la preghiera ma non riesco a dormire. Sarà il caldo o la puntata che sono solita guardare prima di andare a letto ma oggi non ho avuto voglia. È stata una bella giornata. Sono stata all’università (avevo sorveglianza) che mi diverte molto: la sensazione di dover essere responsabile ma nello stesso tempo pietosa, delicata materna. Mi rivedo molto nelle facce dei ragazzi che danno le prove scritte fra i banchi.. Tutti assorti in corsa contro il tempo. Mi ricordo le nottate a studiare, l’ansia delle vigilie di tutti gli esami importanti che ho dato; la voglia di farcela, di non sbagliare virgola, di ottenere i massimi voti…

     Non riesco a dormire, dicevo. È stata una bella giornata, mi sono vista con mia collega/amica. Era tanto tempo che non ci vedevamo con la grazia di soffermarci a parlare, a prendere un caffè insieme. Siamo andate ad un Bar proprio davanti a uno dei club più grandi e più vecchi del Cairo. Un posto unico e carino soprattutto che si chiama Costa. Già il nome, con il logo e le decorazioni tutte di legno e dominante colore azzurro, fa pensare al mare, alle navi che intraprendono grandi viaggi. Alla sabbia scottante di piena estate. Mia amica, accendendo una sigaretta, parla di quel … di suo ragazzo che era sparito senza nessuna spiegazione. Io, dispiaciuta e cercando di consolarla le rispondo: “Niente di strano, è la maniera più comune per farti capire…. Fregatene!”. Parliamo anche di lavoro, del fidanzamento di sua solrella, di malattie e di morte. Mia amica ed io ci mettiamo quasi un’ora per finire io il mio caffè e lei il suo gelato. Un’aria intensa ma delicata avvolge la nostra tavola. Come se io e lei siamo prese in un’inquadratura da film. Per un attimo il tempo si ferma. Mi sembra che di questo vero momento mi ricorderò per sempre: la faccia di mia amica cresciuta, senza trucco annebbiata dal fumo della sua sigaretta light. Lei che per me aveva giocato diversi ruoli e che ora la vedo – ci vedo – con occhio diverso… Io e lei, sempre lì sedute a tavola con quei pochi ma forti raggi di sole che penetravano discretamente il posto.

postato da: verginia alle ore 23:38 | link | commenti (2)
categorie: caro diario
martedì, 29 maggio 2007

     Vivere

 

     Tanto tempo è passato, lo so. Sono successe molte cose. Talmente tante che persone sono morte altre sono nate. Tante ore, momenti e giornate. In cui avevo persino dimenticato di avere un blog. Altri in cui ci pensavo come ad un posto magico, lontano. Uno spazio etereo fissato sì e no in coordinate flou. La vita mi ha attratta e immersa in eventi piacevoli e non. Prima di tutto, anche cronologicamente, mi sono lasciata con una persona cui ci tenevo, che avrei sperato tanto che un giorno ci avrebbe legato qualcosa di più forte e duraturo. Ma come ho sempre detto “l’amore si fa in due” quando si arriva ad un punto, o meglio bivio, in cui l’altra parte non condivide l’ottica diventa seriamente difficile e stupidamente forzato andare avanti. Quindi niente da fare che accettare la situazione. Anche se per accettarla c’ho messo mesi interi ma infine a forza di averci pagato i due occhi della testa l’ho accettata ;)

     Su un fronte tutto diverso, sebbene secolarmente collegato in senso romantico - letterario, c’è stata la morte. La perdita di mia nonna (Buon anima!). Mia nonna non era un Ministro, non era una donna d’affari, anzi a malapena capiva il notiziario. Una donna semplice, la tipica giovane contadina che si sposa e viene trapiantata in città con il perenne rimpianto dell’infanzia trascorsa nei campi. Mia nonna dal 1998 soffriva di Zahaymer. Non so proprio se si scrive così. So bene invece l’effetto che fa nel sistema nervoso. Le mangia proprio le connessioni cerebrali: non si riconoscono più le più vicine conoscenze, le più elementari operazioni di conto e quindi si sfuma anche nel nulla il senso della concatenazione logica dei propri fatti e comportamenti. Ci si brucia fino a diventare un corpo senza controllo. Terribile malattia che unica grazia sembra avere è l’incoscienza di se stessi e di quel che sta accadendo. Uno show di cui il primo attore non si guarda mai.

     Mia nonna si è spenta il 15 febbraio, tenera e calda nel suo letto. Aveva sempre pregato Dio che morisse sul letto suo, a casa sua e non altrove. Almeno questo lo ha ottenuto. Era come se dopo una lunga tempesta, finalmente torna la calma a baciare i suoi giorni come quando era piccola.

Ciao nonna, ti voglio bene. Mi hai regalato molte cose belle, prima fra tutte, mamma! Grazie davvero…


P.s. Ho controllato si scrive alzheimer!! Un abbraccio a tutti coloro che ne soffrono e un profondo apprezzamento di quelli che li assistono.

postato da: verginia alle ore 19:58 | link | commenti (2)
categorie:
sabato, 20 gennaio 2007

Auguri

Oggi è il Capodanno Egira.

Auguri a tutti i musulmani del mondo!

Verginia

postato da: verginia alle ore 04:01 | link | commenti (3)
categorie: il mio mondo, la mia fede
giovedì, 18 gennaio 2007

B come Bilancio
Ho imparato che la vita è veramente come uno specchio, se le sorridi, ella ti sorride.
Ho scoperto che il coraggio sta non solo nel prendere le decisioni ma di sapere piuttosto quando e come comunicarle.
Ho imparato che i genitori sono gli unici al mondo che ci vogliono bene senza limiti e senza interessi, salvo qualche amico eccezionale (beatissimo chi ne abbia!)
Ho scoperto che la maternità non è un capriccio. Che per quanto andassero male rapporti e rapporti, le donne ci tengono lo stesso. È la loro natura.

Ho scoperto che le donne sono ampie, mentre gli uomini sono lineari. Ne risulta che le donne vivono vite forse più incasinate, su piu corsie insomma, ma più ricche di emozioni.
Ho imparato che gli amici sono un vero supporto quando sono veri.
Ho imparato che l’errore non consiste nello sbaglio ma nel perseverare.
Ho imparato che la libertà è un dono ma il sacrificio non è così male.
Ho imparato che il mondo gira lo stesso anche quando ti butti giù e stai male. Quindi a che serve non stare al ritmo.

Ho scoperto che la fede è di valore ineguagliabile. Chi non ne ha se ne deve trovare e per forza di cose, se è sincero la troverà.
Ho imparato che Dio fa disegni perfetti siamo noi che, delle volte, ci facciamo delle concezioni un po’ ottuse di perfezione.
Ho scoperto che la felicità sta veramente dentro di noi, nella nostra attitudine nei confronti della vita e dei suoi casi.
Ho scoperto che da soli si può vivere (perché no?) ma condividendo con altri emozioni, successi e ferite è ancora più bello.
Ho scoperto che la fiducia in sé manda avanti tutto e attenua l’inaccessibilità dell’impresa. Non è detto che renda questa sempre fattibile con garanzie di successo ma almeno l’onore di averci provato.
Ho imparato che è meglio essere decisi e taglienti in certe situazioni se non le sfumature grige ci ingoiano in una voragine di indecisione e malessere.

Ho scoperto che tutti questi bei valori spesso, sempre, ce li abbiamo dentro ma siamo noi che certe volte ce le perdiamo di vista, causa la nebbia del pessimismo figlio della depressione.
Ho scoperto che a volte basta veramente poco per poter farcela e uscire dalle più difficili delle situazioni. Basta volerlo fare; cercare un punto di forza e aggrapparsi e NON fermarsi lì ma continuare.
Ho scoperto che la vita si può anche vivere dopo la constatzione di stare da soli senza aver trovato (ancora) il compgno/ la compagna che fa per noi.
Ho scoperto che l’abbraccio della mamma è il più bello malgrado tutto e nonstante le più atroci delle proteste e controversie che si accendevano prima.
Ho scoperto che niente al mondo pareggia la felicita di portarsi dentro il seme di un uomo che ami, sentirlo crescere giorno dopo giorno e regalare (te) alla vita una continuazione dell’amore che c’è.
Ho scoperto che.... tante e tante ancora cose belle ci stanno attorno, basta spolverare bene le lenti per vedere.
Ho scoperto che lo scrivere in questo Blog, a volte aiuta ad esternare ciò di cui avevamo più paura e che paura non ci deve più fare dal momento che la paura quando la si guarda in faccia, questa sparisce.
Ho scoperto che l’importante nella vita è non il riporre speranze e aspettative su persone e progetti ma piuttosto il saper fare quando questi non si realizzano nella maniera che pensavamo s’avverassero.

Insomma la lista sarebbe lunga assai, quanti i giorni della vita, gli attimi di questi giorni ma l’importante è saper vivere ogni giorno bene e intensamente cercando il piu possibile di non ledere la sensibilità degli altri e piuttosto con onestà con se stessi.

postato da: verginia alle ore 19:06 | link | commenti (1)
categorie: riflessioni, la mia fede
sabato, 13 gennaio 2007

L’”era” della democrazia

Ora non è che io ce l’abbia con la Signora, però qualcuno mi faccia capire che ........ sia venuta a fare in Medio Oriente la Rice? “per una nuova spinta alla pace” scrivono sui giornali mentre tutti, compresi ormai gli stessi americani, sanno che la famosa Triade di Bush, la Rice e il ministro della difesa – qualunque sia il nominativo – ultimamente non fanno altro che additare le zone di “scarsa democraiza” e di ciò che secondo loro rappresenti terrorismo e “violazione” dei diritti dell’uomo e via scatta l’ultimatum. Come a dire “Bimbi dell’asilo, se non state buoni, ci penso io a sistemarvi”. Vabbé da Darfur a Somalia; da Pakistan alla Cina penso il messaggio del tour sia abbastanza chiaro.

Grazie per l’ascolto. Alla prossima!!

postato da: verginia alle ore 17:04 | link | commenti (1)
categorie: riflessioni